O si è un’opera d’arte o la si indossa.
Oscar Wilde

L’Italia, si sa, è la patria degli stilisti più famosi del mondo. Lo stile italiano è inconfondibile per la sua eleganza e l’ottima sartoria, la creatività senza pari e l’artigianalità degli abiti.

La sartoria della penisola è rientrata nella cerchia delle eccellenze fin dal XVI secolo quando città come Firenze, Napoli, Venezia e Palermo hanno cominciato a produrre beni di lusso: gioielli, cappelli, cosmetici e tessuti pregiati e la moda italiana è diventata sinonimo di qualità e ricercatezza.

Sebbene tra il XVII e il XIX secolo l’Italia della moda viene oscurata dalla Francia, dalla seconda metà del Novecento grandi marchi italiani cominciano a competere con Dior e Chanel e a imporre la propria immagine in tutto il mondo.

La nascita della moda italiana può essere fatta risalire al 12 febbraio 1951, quando il marchese Gian Battista Giorgini ha organizzato la prima sfilata di moda italiana a Firenze. Da quel momento il made in Italy nel campo dell’abbigliamento ha affrontato il mercato internazionale ed è riuscito a conquistarlo.

In questo panorama la sartoria campana risalta per la sua moda mare e per la minuziosità con cui si fabbricano i vestiti. Tant’è che Alfredo Moreschi, fotografo ufficiale del XIII festival della moda maschile a San Remo ricorda: “che gli applausi forti erano proprio per i napoletani che in queste figure classiche [il frac e il tight] avevano una marcia in più. Mi ricordo quel salone con questo fragore di un applauso unanime e concorde”.

Ed è proprio nella seconda metà del Novecento che Ischia, già ricercata come meta turistica chic, richiama personalità mondiali anche grazie alla sua sartoria. Uno dei più famosi sarti di quel periodo è Filippo Ferrandino, “il miglior pantalonaio del mondo” per la rivista francese Journal des Vacances. Tra i suoi migliori clienti l’attrice Françoise Arnoul che in tre settimane di vacanza sull’isola si fa cucire su misura 22 paia di pantaloni, il re Hussein di Giordania, la principessa Maria Gabriella di Savoia, Monica Vitti e Catherine Spack.

Negli stessi anni nasce la moda Positano, apprezzata in tutto il mondo soprattutto grazie alla vasta gamma di policromie e alla tecnica del tinto in capo.

L’Italia primeggia per l’uso innovativo dei tessuti, la qualità e la vestibilità dei suoi capi d’abbigliamento unici, riconoscibili anche oltreoceano. L’eccellenza del made in Italy viene riconosciuto a livello internazionale e Milano nel 2009 si classifica come capitale di moda del mondo e resta tutt’oggi una delle quattro capitali della moda insieme a New York, Parigi e Londra.

Che si tratti di alta moda o di pret-a-porter, di abbigliamento sportivo o di moda mare, le case di moda italiane si distinguono sempre, anche grazie all’abbinamento con accessori originali che portano gli artigiani nostrani alla ribalta e sotto i riflettori da New York a Hong Kong.

E Hollywood ha reso omaggio agli italiani e al loro talento: negli ultimi decenni la maggior parte degli abiti sul red carpet sono realizzati in Italia.

La sartoria made in Italy nel tempo diventa quindi simbolo di un’eccellenza e di una cura del dettaglio che viene addirittura celebrata in un documentario del 2015: Men of the Cloth di Vicki Vasilopoulos. Il film vede come protagonisti Nino Corvato, Joe Centofanti e Checchino Fonticoli, considerati i precursori del “Made in Italy” e che hanno dedicato la loro vita a perfezionare l’arte del vestito personalizzato per i loro clienti più raffinati di New York e Philadelphia. Il timore che la figura del sarto, uguagliato a un artista dalle alte competenze, possa scomparire, viene reso meno pauroso dai giovani apprendisti che si prodigano per preservare l’artigianato che coniuga innovazione e tradizione e che allontana la società dal pericolo della serialità e della scarsa qualità. America oggi, quotidiano italiano pubblicato negli Stati Uniti, scrive del documentario: “Men of the Cloth è soprattutto un cantico delle creature dello stile che i grandi maestri dell’arte della sartoria sprigionano con le loro creazioni, con la loro fantasia, con i loro colori, con i loro disegni, con i loro modelli.”

E i modelli italiani sono conosciuti in tutto il mondo grazie alla qualità ricercata che segue le linee del corpo con sapienza per metterne in risalto le qualità e mostrare la personalità di chi li indossa: sembra coniata per la moda italiana la frase di Madeleine Vionnet “l’abito non deve appendersi al corpo, ma seguire le sue linee. Deve accompagnare chi lo indossa e quando una donna sorride l’abito deve sorridere con lei.”

Nella culla della cultura italiana, la moda ha un posto di spicco e si porta dietro il suo bagaglio di tradizione e artigianalità per immettere sul mercato capi innovativi e ricercati, che diventano opere d’arte: tessuti raffinati e accessori particolari che portano in giro per il mondo il gusto del bello tutto italiano.