Un abito dovrebbe essere stretto abbastanza per mostrare che sei una donna
E sufficientemente morbido da provare che sei una signora.
Edith Head

Se chiudi gli occhi e pensi a un abito immagini subito forma e colore.

Ma c’è qualcosa che viene prima, che è alla base della sua percezione: il tessuto. Il tessuto che ne determina la vestibilità, che accarezza le mani e la pelle, che disegna l’immagine negli occhi di chi lo crea e di chi lo guarda.

È chiaro dunque come nell’abito sartoriale, in cui nessun dettaglio è lasciato al caso, il tessuto sia una discriminante fondamentale, il protagonista indiscusso: due modelli uguali fatti con materiale diverso sono due modelli diversi.

Sara Sabella, attenta a ogni dettaglio in tutto il processo di produzione, dall’idea alla realizzazione concreta, sa che il tessuto è una discriminante fondamentale e lo sceglie con cura: va personalmente nelle ditte fidate in cui ci sono solo tessuti di altissima qualità e, toccandoli e respirandoli, sceglie la seta più bella, il cotone più raffinato, la canapa migliore, il lino più pregiato.

Sono tessuti perfetti, pensati non per le copertine delle riviste patinate, ma per la portabilità, accompagnando le caratteristiche della femminilità. Danno piacere al tatto oltre che alla vista ed è incredibile vedere come, se si
stropicciano con forza con le mani e poi si lasciano cadere, riprendono la piega morbida in un attimo grazie all’ordito e alla purezza del materiale.

Sono tessuti traspiranti, che non si usurano col tempo e non sono pesanti o costringenti. Sono tessuti naturali e di alta qualità: la maggior parte delle stoffe vengono scelte da Emilio & Renato D’Angelo Sas, azienda titolare e depositaria del marchio Leadford & Logan, un converter specializzato nella distribuzione di tessuti per abbigliamento.

Camminando in quel caleidoscopio di colori che riempie gli occhi e l’anima già ci si immaginano i modelli, il fruscio di una stoffa sotto le dita suggerisce un taglio, la leggerezza di uno scampolo dà vita a una visione di movimento. Ecco che l’abito, nella mente della sarta, è nato e dopo qualche schizzo atto solo a fermare nella memoria una visione già
avuta, si concretizza con il lavorio di mani abili e sognanti.

Perché è questo che accade: ogni tessuto pare avere in sé il modello perfetto, basta saperlo ascoltare, e ogni modello è colore in movimento che accarezza il corpo della donna e lo sguardo della gente.

Sara Sabella sa che il tessuto racconta la personalità della donna che lo indossa, ne valorizza la silhouette, ne asseconda il movimento. Sa che il corpo e dunque l’abbigliamento sono la prima cosa che si vede di noi, che comunica qualcosa prima ancora che apriamo la bocca o tendiamo la mano e che l’incontro con gli altri è fatto sì delle nostre parole, ma anche dei nostri gesti e dei nostri colori.

Sara Sabella sa che il vestito non rappresenta solo una copertura o un involucro, ma un atto comunicativo: esso racconta una storia, la storia della donna che lo indossa, in cui la stoffa modellata e il suo modo di cadere sulle curve è l’ordito dei suoi passi e delle sue scelte.

Se chiudi gli occhi e pensi a un abito immagini subito forma e colore.

Ma se chiudi gli occhi e pensi a un abito di Sara Sabella immagini subito una donna, i suoi passi, la carezza morbida al tatto, i colori che emana.